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Interviste – Enrico Rocco chiude la parentesi Cap (che chiude a sua volta) e torna a Desio. Bilancio di 5 anni di lavoro a Genova

Posted by superbasketball su 3 luglio 2015

cap logoL’estate genovese ha portato un altro sconquasso: parliamo del collasso ormai sostanzialmente compiuto (salvo “miracoli”) della Pallacanestro Cap Genova, avvenuto dopo diversi anni, cinque anni, in cui il sodalizio genovese, sotto la guida tecnica di coach Enrico Rocco, allenatore molto determinato (un “sergente di ferro”, lo si potrebbe definire) e con un ottimo curriculum di finali nazionali raggiunte, che nel 2010 era stato portato a Genova per lanciare un progetto decisamente ambizioso, aveva aggregato centinaia di ragazzi dal minibasket agli Under 19: il top nella stagione ’13-’14, con il clamoroso pienone del Paladonbosco in occasione di Gara2 della finale del campionato Under 15, il derby con il Pegli, una serata in cui Genova sembrava diventata una Basket City.

Negli anni le squadre Cap avevano disputato i campionati Elite, e non solo, della nostra regione, diventando sicuramente un riferimento di qualità in ambito genovese e ligure, e più volte anche campionati di Eccellenza fuori regione, ad esempio quest’anno l’Eccellenza in Lombardia con l’Under 15. I ragazzi costituivano spesso l’ossatura delle selezioni regionali, e i più grandi oltre a disputare la DNG si sono difesi degnamente nella nostra C regionale, arrivando ai playoff: altri sono oggi passati nelle squadre senior (ad esempio il Cus Genova).

Quest’anno, complice anche un lungo contenzioso, peraltro poi vinto, con un grosso gruppo genovese che gestisce impianti sportivi, che ha costretto anche a cercare alternative impiantistiche, anche se dal punto di vista tecnico la stagione è stata comunque positiva, il flusso di risorse che servivano a sostenere l’attività intensa di gruppi di Elite e di Eccellenza non è stato più sufficiente, e in queste ultime settimane si è delineato sempre più chiaramente l’epilogo. Ci sono state alcune trattative sia per cessioni sia per fusioni/collaborazioni, ma non sembrano aver portato a risultati, e con la scadenza della riaffiliazione a meno di una settimana, le chances ora sono veramente al lumicino. Una conclusione purtroppo negativa, in cui molto rischia di andare disperso: per fortuna restano delle figure di allenatori formate durante questi anni, con esperienze anche fuori regione in vari tornei (il Malaguti, lo Zanatta, la Novipiù Cup, eccetera), dato che il Cap era riuscito ad entrare nella “mappa” delle eccellenze cestistiche, e restano le capacità acquisite dai tanti ragazzi che hanno avuto l’opportunità di allenarsi tanto, e seguiti in modo accurato, per vari anni.

Il fatto avviene tra l’altro alla scadenza del contratto quinquennale di coach Rocco, che quindi ha lasciato Genova e ha già giustamente ritrovato adeguata collocazione proprio a Desio. Il coach ha accettato quest’intervista, con la quale praticamente ci saluta…

rocco

Coach Enrico Rocco

SBB: Oggi è il 2 Luglio, se non erro da ieri non sei più sotto contratto con il Cap Genova, dopo 5 anni di collaborazione. Sensazioni?

ER: Esatto…Beh sensazioni, c’è sicuramente la tristezza di andar via, Genova è certamente una città dove si può vivere bene. Però, sai, a livello cestistico direi che si è dimostrato che le risorse necessarie per stare al livello dove si voleva stare sono troppo alte, credo che la conclusione non potesse essere che questa. Posso anche però aggiungere che ho tenuto a restare al mio posto sino alla scadenza, ho lasciato Genova venerdì 26 giugno, per rispetto dei ragazzi e di Andrea Giovannini.

SBB: Raccontami la stagione appena finita, i campionati delle squadre che hai allenato. Qualcosa è venuto fuori qui sul blog, specialmente per la C, e la DNG, ma come sai sulle giovanili non ho modo di dare notizie continuative. Colmiamo la lacuna?

ER: Beh la stagione è stata certamente positiva. Se parliamo della DNG, cioè degli Under 19, l’indicatore che ti porto per valutarla è il ricordo dell’amichevole che facemmo a Desio, la società dalla quale ero appena fuoriuscito, nel Settembre 2010, appunto con i nostri ’96 e ’97. Ebbene, allora il divario a nostro sfavore fu di 60 punti. I risultati non sono l’obiettivo ma vanno usati come strumento di misura, e allora vedi che quest’anno abbiamo vinto con Biella appunto con Desio, abbiamo vinto a Cantù e ce la siamo giocata con Milano perdendo di poco, abbiamo fatto l’ìnterzona in cui abbiamo battuto Montegranaro e Rimini, ovvero due società con storia e qualità, stranieri compresi, e siamo usciti solo per aver perso di 5 la prima partita con Bergamo: la misura dice che eravamo alla pari dei migliori. Per quanto riguarda la nostra Under 15, che ha fatto l’Eccellenza in Lombardia, posso dire che è stata un esperienza davvero altamente formativa, basta considerare che le prime 5 del nostro girone si sono poi tutte qualificate per la finale nazionale. E la stagione ha portato alla convocazione in nazionale di Bianco, Banchero e Tulumello, oltre a Miaschi che era con noi l’anno scorso, e questo dimostra che i ragazzi hanno avuto un ritorno importante. Aggiungiamo che dei nostri DNG abbiamo ragazzi come Coltro, Caversazio, Baldini e Baiardo che potrebbero trovare collocazione a livello nazionale, perché sono piaciuti e sono stati cercati, e forse nemmeno solo in B, direi che c’è da essere soddisfatti, perché era il nostro obbiettivo.

SBB: Stai tornando a Desio, cioè nel posto che avevi lasciato per l’avventura genovese. Cosa ti porti “a casa”?

ER: Certamente da Genova mi riporto indietro alcuni insegnamenti. Nella “valigia” ho messo diverse cose, molte positive e qualcuna negativa. La prima è che anche se c’è da recuperare un divario, e devi iniziare da una categoria relativamente alta come gli Under 15, lavorando con i ragazzi il tempo è sufficiente per recuperare, e aiutarli a raggiungere i loro sogni. La seconda, è che purtroppo c’è sempre qualcuno che per invidia è pronto a metterti …i bastoni tra le ruote (qui ammetto di essere intervenuto edulcorando, “ci sono dei bambini”, N.d.SBB). La terza cosa che voglio citare, e che mi ha colpito, sono i messaggi ricevuti da tanti ragazzi in questi giorni. Quando ricevi un messaggio in cui ti si dice “ Grazie per avermi formato in tutti i sensi e per avermi cambiato la vita”, è chiaro che fa un gran piacere. Infine, il bello di aver lavorato in un luogo piacevole e con persone come Cigarini, Toselli, Piastra, Pozzi e Mortara.

SBB: A Desio peraltro è in corso la Finale Nazionale Under 15, che probabilmente stai seguendo…che ne dici?

ER: Sì, come dicevo c’erano le 5 lombarde qualificate dal girone in cui abbiamo giocato noi, e ben 2, ovvero Milano e Desio, sono in semifinale. Pensa in che girone eravamo! È una bella annata, con prospetti anche fisicamente molto interessanti.

SBB: Proviamo a tracciare un bilancio di questi 5 anni: gli obbiettivi raggiunti, quelli mancati, e quelli che non pensavi di ottenere e invece si sono materializzati.

ER: Direi che un po’ di cose sono già venute fuori nei discorsi precedenti. Come obbiettivo raggiunto dico senz’altro il fatto che molti dei nostri ragazzi avranno opportunità di fare basket ad alto livello. Questo era molto importante e sta succedendo. Come rammarico c’è senz’altro quello di non aver potuto completare il percorso delle annate ‘99-‘00-’01, come invece abbiamo fatto per i ‘96-’97; per questi ultimi c’è senz’altro il rammarico di essersi fatti sfuggire con Bergamo la finale nazionale, quella partita la vorrei rigiocare. Poi una grande gioia è stato il sesto posto l’anno scorso alla Finale Nazionale di Bormio con gli Under 14!

SBB Stringiamo ancora un po’ il tiro: delle gioie mi hai già detto, ma qual è stata la delusione peggiore in questi 5 anni?

ER: Il comportamento di alcuni. Senz’altro quello.

SBB: La “parabola” del Cap a quanto pare si è compiuta. Mancano pochi giorni alla scadenza e probabilmente, credo di poter dire, il Cap non si riaffilierà. Puoi darci notizie più precise?

ER: Non posso essere più preciso. So che ci sono ancora in ballo delle possibilità, ma per il Granarolo.

SBB Il “modello” non poteva reggere? Alla luce di quanto è successo, cosa suggerisci al basket ligure, o, magari, limitando un po’ il raggio, a quello genovese? Come si può arrivare a costruire un settore giovanile di Eccellenza, nel senso tecnico del termine, in una realtà come la nostra?

ER: A livello ligure, direi che ci sono realtà che se uniscono le forze e programmano in modo chiaro possono fare bene, e penso a Chiavari, a Santa Margherita, a Pegli, Vado e Loano, ad Arcola…possono fare bene anche perché hanno le strutture. A Genova la vedo grigia. Come detto, le risorse necessarie per svolgere un’attività come quella che avevamo immaginato sono enormi, e principalmente per il problema degli impianti. Con la fine dell’esperienza Cap, si tornerà al tran tran di prima, ai 2 allenamenti a settimana di un’ora e mezza, con i quali mi pare sia chiaro che non è possibile pensare di competere con realtà di oltre Appennino dove i ragazzi si allenano in strutture efficienti, con allenatori di alto livello, altro requisito indispensabile, e magari 4-5 volte a settimana. A parte casi particolari, non è possibile. Se poi aggiungi che a Genova succedono cose che trovo strane, come ad esempio che per parlare con tante società ti ritrovi a parlare con la stessa persona, che sta addirittura fuori Genova… capisci che è difficile.

SBB: Concordo che il nodo impianti sia cruciale, il sistema attuale rende troppo costoso fare attività sportiva intensiva. Speriamo che si possa migliorare in futuro, è troppo importante! Bene, come sai nelle interviste di SUPERBAsketball la conclusione è sempre uno spazio aperto per l’intervistato. Magari vuoi solo salutare, magari vuoi dire ancora qualcosa che ritieni importante. A te!

ER: Mi sento soprattutto di ringraziare alcune società con cui, soprattutto negli ultimi due anni, mi sono trovato a dialogare in modo costruttivo, per il rispetto avuto in questi 5 anni di lavoro: il Tigullio di Santa Margherita, l’Aurora Chiavari, il Centro Basket Sestri Levante, la Polisportiva Maremola. Poi vorrei ringraziare Pierpaolo Canestrelli nella sua figura di istruttore arbitri della CIA; e le tante persone che sono state con me, mi hanno supportato, sopportato, e lasciato lavorare. Grazie soprattutto ad Andrea Giovannini, che pur restando quasi sempre dietro le quinte ha voluto tentare un lavoro su Genova che potesse competere con quanto si fa oltre Appennino. A Genova fare qualcosa è molto difficile, secondo me non è un caso che anche Genoa e Sampdoria siano attualmente in mano a non genovesi: quindi io ringrazio Giovannini, perché ci ha permesso di provarci, e di dimostrare con il lavoro duro anche a Genova si poteva pensare di costruire una realtà competitiva ad alto livello. Grazie per le tante risorse che ha messo in questa impresa.

SBB: Grazie! In bocca al lupo coach!

E così salutiamo Enrico Rocco, augurandogli di proseguire il lavoro in un ambiente più ricettivo. Quanto a noi, che cosa si può dire? Siamo orfani (ripeto, salvo miracoli lastminute) di un’altra società, non marginale. Speriamo che non si disperdano le competenze generate: allenatori e ragazzi. Sarebbe il minimo, confido nel resto del basket genovese, perché collabori (ogni tanto fa bene) in modo che i danni vengano ridotti allo stretto indispensabile…

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