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Under 18/M – Il terzo posto a Mannheim dell’Italia di Capobianco…e Miaschi!!!

Posted by superbasketball su 9 aprile 2018

Ci ho messo un po’ a partorire questo pezzo, perché volevo un attimo rimuginarci su e ammucchiare anche un po’ di aggettivi e avverbi utili a descrivere la nuova impresa di coach Capobianco  all’Albert Schweitzer Tournament 2018, definito “mondiale ufficioso Under 18”. Per il tecnico campano, alla quarta partecipazione a Mannheim, è arrivato un terzo podio (un oro nel 2014, un bronzo nel 2016 e ora nel 2018, poi mettiamoci anche il 5° del 2012 che non è malaccio) con la nazionale Under 18, un podio al quale noi liguri dobbiamo davvero tenere molto perché è arrivato con Federico Miaschi assoluto protagonista! Ma andiamo con ordine.

La storia del torneo ve l’avevo già in parte raccontata, perché vi avevo ragguagliato all’indomani della grande, anche in termini numerici, vittoria sugli Stati Uniti, alla vigilia della sfida con la Russia. Contro i ragazzi dell’Est si sapeva di giocarsi probabilmente il primo posto del girone, e così di fatto è stato. Le due squadre hanno dato vita ad una partita tirata (se volete rivederla cliccate qui, purtroppo non posso metterla su questa pagina per le restrizioni dell’emittente); il primo quarto ci vedeva davanti nettamente ma i russi recuperavano e si andava avanti con vantaggio minimo per i nostri sino alla fine, quando gli azzurri (Miaschi 20, Dieng 19) riuscivano a mantenere un possesso di distacco. Una prova di consistenza, di tutto il gruppo, ma per noi conta ancora di più vedere che il nostro Federico è risultato top scorer nella sfida decisiva del girone!

Per il primo post serviva però ancora passare l’ostacolo Francia, perché la sconfitta con i transalpini ci poteva addirittura far uscire dalle semifinali per il podio (arrivo a 3 con la Russia, avulsa sfavorevole in caso di sconfitta netta). E nella prima parte di gara (video qui) i francesi ci hanno tenuti dietro: per fortuna nella seconda parte i nostri (Miaschi 30, Palumbo 18) sono emersi, andando oltre la doppia cifra, contenendo l’ultimo sforzo dei bleus e mettendo il timbro sul primo posto nel girone, imbattuti e splendidi! E che dire dei 30 punti di Federico, con una valutazione se non erro di 54? Niente, ci tiriamo su la mandibola che ci era caduta e andiamo avanti nel racconto, annotando che nel frattempo i russi regolavano a loro volta gli Stati Uniti e si piazzavano secondi. Dunque, semifinali Italia-Australia e Germania-Russia.

Il giorno dopo sul campo principale del torneo affrontavamo quindi gli Aussie, arrivati secondi dietro ai padroni di casa nel girone A. Che fosse un ostacolo difficile lo si immaginava, che la situazione fosse complicata lo si è capito sin dalle prime battute, con i nostri (Miaschi 12, Palumbo 11) in difficoltà a tenere l’1 contro 1, e un inizio deficitario. Siamo riusciti a rientrare un po’ in partita per poco, poi i canguri ci hanno saltato a pié pari e nella seconda parte di gara il divario si è fatto punitivo. Per la prima volta si è visto un po’ di scoramento tra i nostri ragazzi, forse anche la sensazione che un po’ del sogno stava sfumando ha influito. Abbiamo detto addio ai metalli più pregiati, segnando solo 51 punti e subendone alla fine oltre 30 di scarto. Federico, magra consolazione, pur segnando solo 12 punti, la metà del suo solito fatturato, restava il miglior marcatore italiano nella giornata più dura.

Ovviamente non era finita lì, nell’altra semifinale la Germania batteva la Russia e quindi ci si riproponeva la sfida con lo stesso team battuto qualche giorno prima, ma stavolta per la medaglia di bronzo. Difficile resettare dopo un ko che ti fa cadere dalla condizione di imbattuto in quella di chi rischia di restare fuori dal podio, oltretutto con uno scarto pesante. Invece, il piccolo miracolo è riuscito abbastanza bene (bello il racconto dell’aforisma motivazionale usato da Capobianco negli spogliatoi, su come si corre una maratona), perché se è vero che la Russia è partita a razzo, e magari un po’ di stordimento iniziale dei nostri c’è stato, proprio Federico suonava la carica e gli azzurri (Miaschi e Palumbo 32) tornavano rapidamente sotto. Dopo l’intervallo lungo, con i nostri negli spogliatoi sotto solo di 1, erano sempre Miaschi e Palumbo a spingere e Czumbel siglava il pareggio a metà terza frazione: l’inerzia si spostava a favore dei nostri che arrivavano avanti di 7 ma al 30′ i russi erano di nuovo lì (55-53). Si giocava punto a punto finché gli avversari, carichi di falli, non scivolavano gradualmente indietro ed erano ulteriormente puniti dal loro fallo sistematico, e così di libero in libero i nostri salivano sino al +11 finale, che significava un bronzo eccellente, ottenuto con una sola sconfitta (l’Australia seconda ha perso invece 2 volte, sempre con la Germania poi trionfatrice, la Russia tre volte di cui due con noi e una con la Germania), e con prestazioni bellissime. E con una finale giocata al limite delle energie, ma risorgendo dalle proprie ceneri del giorno prima. Davvero un grande torneo! Terzo podio consecutivo in questo “mondiale”, diventa davvero un bell’albo d’oro quello dell’AST per l’Italia!

E qui si innesta il discorso sui nostri giovani, sul perché siamo forti sino a 19 anni e poi per qualche motivo diventiamo normali o men che normali, a vedere quanti talenti di queste squadre poi trovino posto nelle squadre senior, senza scomodare l’NBA. Io la soluzione non ce l’ho, lo dico subito, ma è evidente che qualcosa non funziona tra il punto A (giovanili ad altissimo livello mondiale) e il punto B (squadre di club prive o quasi di italiani, nazionale fuori dalle massime competizioni come mondiali e olimpiadi). Qualcosa bisognerà pur fare, almeno istituire una linea di pullman sostitutiva se il treno da A e B si perde nelle paludi; nelle altre nazioni evidentemente o i loro giovani migliorano ancora e ci sorpassano, oppure restano più scarsi dei nostri e loro non se ne accorgono e li fanno giocare uguale (e poi, come nel mito del calabrone che non è fatto per volare ma non lo sa e lo fa lo stesso, giocano anche bene e fanno carriera, magari anche in Italia). Vediamo se riusciamo a far finire anche questo gruppo nelle sabbie mobili. “Fate presto” (cit.).

Ma parliamo ancora un po’ di Federico Miaschi. Wunderbar l’avevo già definito: e in quella pagina delle statistiche accumulate sulle 7 gare Federico vince la classifica dei punti per partita con 22.9 davanti al cinese Guo (20.8), e si piazza sul podio, secondo, in quella dell’efficienza offensiva, e terzo in quella dello stesso parametro rapportato a 40′ di utilizzo. Entra, da guardia, nella classifica dei rimbalzi (12° con 6.3 a partita), e si infila anche al 15° in quella della percentuale dall’arco, con il 41.9. Lo avevo un po’ sfidato a fer meglio che nella prima parte, la sfida l’ha vinta lui, e se non ci fosse stata la giornataccia con l’Australia, chissà che numeri avremmo letto. Ma va bene così, perché se il titolo di MVP assoluto l’ha vinto per tanti motivi il tedesco Mattisseck, per Federico c’è la nomina nel quintetto ideale (link solo tedesco, sorry!) della manifestazione, ovviamente come shooting guard, insieme allo stesso Mattisseck (point guard), all’ala piccola russa Mikhaylovskii, all’ala grande australiana Dalton (uno di quelli che ci ha fatto malissimo in semifinale) e al centro tedesco Drescher. Dobbiamo dire altro? Avevo qui degli aggettivi ma li ho persi. Godiamoci queste cose, non è tutto merito della Liguria, per carità, anzi (e qui dovremmo aprire un altro lungo discorso sul fatto che uno come lui è andato via, ma non avrei tanta voglia di deprimerci troppo adesso), però credo che dobbiamo gioire! E mi ricorda che abbiamo vissuto qualcosa di simile l’estate scorsa con Oxilia in Egitto ai Mondiali Under 19: se una rondine non fa primavera, due rondini la fanno? Speriamo!

Aggiungiamo che altri italiani di questo gruppo sono rientrati tra i migliori della manifestazione, in particolare Palumbo, anche lui nella classifica dei marcatori e in quelle dell’efficienza, ma anche in quella degli assist, e in quella dei tiri da 3, insieme a Graziano e Laganà (o “Lagàna”, come lo chiamavano i commentatori tedeschi, che peraltro chiamavano Federico “Miasci”). Insomma un bel team, e sono in tanti poi a sottolineare i meriti di Capobianco, non arrivo certo per primo; ma mi associo!

E parlando di Mannheim, tra 2 anni l’annata “in leva” sarà quella dei 2002. Non dico altro, aspetto qui. 😉

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